“Per Renzi le banche sono vittime di artigiani e famiglie che non pagano i debiti”

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Più tempo prima che scatti il cosiddetto “patto marciano” (l’accordo che consente al creditore di acquisire un bene di proprietà del debitore, con l’obbligo di versargli l’eventuale differenza tra importo del credito e valore) stipulato tra una banca e un imprenditore e platea più ampia degli obbligazionisti subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti che potranno accedere ai rimborsi automatici e forfettari all’80 per cento.

Queste le due novità principali introdotte nel testo del Dl banche dal Senato, che ieri ha licenziato il decreto con il voto di fiducia al governo. Il provvedimento passa ora alla Camera e dovrà essere approvato in via definitiva entro la fine del mese. La fiducia sul maxiemendamento firmato dalla ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi è la 55esima: 169 sì e 70 no. Cambia, anche se solo leggermente, la parte del Dl dedicata agli indennizzi. Rimangono i paletti, concordati con l’Europa, che prevedono l’accesso ai rimborsi forfettari all’80% per i clienti delle 4 banche fallite che hanno acquistato obbligazioni subordinate prima del 12 giugno 2014 e abbiano un reddito Irpef sotto i 35mila euro o un patrimonio mobiliare inferiore a 100mila euro. Per tutti gli altri si prevede invece la possibilità di procedere con l’arbitrato, con cui si potrebbe ottenere anche un risarcimento al 100 per cento.

Per il relatore al Dl e presidente della Commissione Finanze Mauro Maria Marino (Pd) l’atteso Dpcm sugli arbitrati «dovrebbe arrivare in tempi brevi soprattutto per consentire ai soggetti che richiedono l’indennizzo di poter scegliere la strada da intraprendere tra forfait e arbitrato conoscendo le regole del gioco». Le risorse verranno reperite da un fondo di solidarietà alimentato dalle banche, che attualmente non prevede più un tetto massimo come inizialmente fissato in 100 milioni di euro dalla stabilità 2016. Il Governo, inoltre,si è impegnato al Senato affinché i rimborsi erogati agli obbligazionisti delle 4 banche fallite «non siano soggetti ad alcuna imposizione fiscale».

Oltre al capitolo degli indennizzi il provvedimento contiene misure a sostegno delle imprese e per l’accelerazione del recupero dei crediti e le modifiche alle procedure fallimentari, l’ampliamento del Fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione dei dipendenti bancari e disposizioni in materia di imposte differite attive (Dta). Mentre non è stato modificato l’articolo 7 che dispone il ritorno al Mef delle quote della “Sga”, la società di gestione creata nel 1997 per il salvataggio del Banco di Napoli e che ora potrebbe essere usata all’interno del Fondo Atlante in quanto specializzata nel recupero dei crediti deteriorati. Ipotesi confermata dallo stesso ministro Pier Carlo Padoan in un’intervista all’agenzia Rueters. Si tratta di norme molto attese dal settore bancario che, grazie alle misure varate, dovrebbe riuscire a far ripartire il mercato dei crediti deteriorati aumentando il potenziale di recupero di risorse dalle cartolarizzazione e rendendo così i portafogli da cedere più “appetibili” agli investitori nazionali e stranieri. L’abbattimento dei tempi (anche attraverso il patto marciano che trasmette alla banca il bene in garanzia senza passare per il tribunale in caso di inadempienza) è già compreso nei piani che stanno mettendo a punto sia il fondo Atlante che altri operatori del settore.

Durante l’esame del provvedimento non sono mancati momenti di tensione a palazzo Madama, l’ultimo dei quali ieri, quando sul testo del maxiemendamento sono sorti diversi problemi in commissione Bilancio. Uno, sollevato dalla Ragioneria dello Stato, ha portato allo stralcio della misura, precedentemente approvata dalla commissione Finanze, che permetteva di cedere il credito d’imposta del 65% sui lavori di efficientamento energetico nei condomini (ecobonus) alle banche e non solo ai fornitori. Per la Ragioneria la misura, poi stralciata dalla Bilancio, avrebbe aumentato il debito e il deficit. Altre due norme presentate dai relatori Marino e Karl Zeller (Aut) ma poi ritirate, prevedevano la possibilità di pignorare l’intero saldo del conto (nella parte eccedente le tre volte l’assegno minimo) e la regolamentazione del leasing finanziario. Dalla maggioranza si esprime soddisfazione con il relatore della commissione finanze Marino che parla di «un decreto molto atteso» mentre secondo il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, è importante aver centrato l’obiettivo del Governo, «ossia quello di allargare le tutele delle imprese e delle persone fisiche rispetto alle difficoltà nei rapporti con il sistema bancario».

Critiche le opposizioni.Per Marco Marin (Fi) il decreto «crea distinzioni» negli indennizzi mentre per Anna Cinzia Bonfrisco (Conservatori e Riformisti) «con questo decreto il Governo non si è preso la cura di affrontare il vero problema, risolvere lo stock delle sofferenze. Per Renzi, «le banche sono vittime delle imprese e degli artigiani che non pagano i debiti contratti e delle famiglie che non pagano puntualmente le rate dei mutui». L’ex ministro Giulio Tremonti (Grandi Autonomie e Libertà) ha criticato il voto di fiducia e chiesto una commissione interparlamentare avvisando che per il settore bancario italiano arriveranno nuovi problemi dagli stress test: «A luglio usciranno gli stress test europei – ha affermato – ed è certo che sarà negativo per alcune banche italiane».

Fonte:  ilsole24ore.com

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