Ci è arrivato anche Romano Prodi: “Al diavolo l’Unione europea”. E riabilita Gheddafi

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1472108517744.jpg-ci_e_arrivato_anche_romano_prodi___al_diavolo_l_unione_europea___e_riabilita_gheddafi-550x367L’ ha tanto elogiata, sponsorizzata, ampliata, adesso ne certifica il fallimento. C’ era una volta l’ europeista convinto Romano Prodi detto Mortadella per via dei natali bolognesi, ex presidente del Consiglio nonché al vertice della Commissione europea dal 1999 al 2004: allora un fan sfegatato dell’ Ue.

Ieri Prodi è stato ospite al Meeting di Rimini e, di fronte a una platea ciellina mezza incredula, ha bacchettato la sua creatura. Bocciata sulla politica estera, confusa, in crisi di credibilità e impreparata sulla gestione dei profughi: senza un progetto unitario. Sull’ immigrazione «l’ Unione ha abbandonato l’ Italia», ha ammesso. «Adesso c’ è un’ unica via di transito non regolata» che passa per il nostro Paese, «e noi abbiamo un’ enorme responsabilità umana: perché è l’ immigrato il nostro prossimo, ma è un peso molto difficile da sopportare». L’ ha capito anche lui che gli altri membri non ci aiutano per niente e che l’ Italia si carica di un dramma non solo suo. L’ ex premier ha usato parole critiche contro Bruxelles, frasi che non t’ aspetti da uno che sotto la sua presidenza ha cercato in tutti i modi di allargare la comunità europea (dieci nuovi Stati membri quando gestiva lui), di potenziarla, ha scritto libri e tenuto discorsi per celebrare «la forza dell’ Europa unita nella libertà e nella democrazia». Una realtà, diceva prospettando scenari idilliaci mai avvenuti, dove finalmente «tutti i popoli del continente potranno convivere in pace e in sicurezza, dove vengono rispettati i diritti umani e dove vige lo stato di diritto».

Da presidente della Commissione Mortadella lodava l’ integrazione europea, che «è, in fondo, la prima “rivoluzione di velluto” del XX secolo», perché permette di «superare la rigida identificazione tra cittadinanza, società civile, comunità, nazione e stato. Così parlava il democratico Romano impallinato poi, nel 2013, dai 101 franchi tiratori del suo stesso partito (Pd) che gli hanno impedito di arrivare al Quirinale. In verità, l’ ex capo dell’ Iri da tempo è critico con questa Unione, che non riconosce più. Mesi fa si è accorto che «la politica dell’ austerità tedesca sta rovinando l’ Ue», e dopo il referendum di giugno sulla Brexit, ha messo in guardia sui cambiamenti in arrivo: «Nessun contagio», ma un progressivo indebolimento delle istituzioni europee.
Ora, parlando dei flussi, Prodi non ha nascosto le responsabilità crescenti di Bruxelles e il ruolo di contenimento agli sbarchi dalla Libia attuato da Gheddafi, prima che il raìs fosse eliminato e che il Paese sprofondasse nel caos. «Siamo rimasti solo noi al fronte a lavorare per la pace in Libia e dobbiamo fare ogni sforzo altrimenti avremo sempre questa emergenza da gestire». Insomma, era quasi meglio con il sanguinario dittatore amico di Berlusconi.

«Quante volte», ha fatto notare infatti Prodi, «Gheddafi ha minacciato di mandare i barconi? Tantissime volte, ma non lo ha mai fatto perché c’ era uno Stato, si discuteva, si gestiva il problema».
Dunque, «la Ue si è già giocata grande parte del suo futuro», ha attaccato l’ ex premier che ci ha consegnato l’ euro e questa politica europea.

«Quando penso», ha aggiunto, «che la guerra di Libia sta durando più della Seconda Guerra mondiale, ci rendiamo conto dei ritardi che abbiamo? Su un problema così concentrato una Ue unita avrebbe potuto costruire qualcosa». A chi gli ha chiesto cosa si debba fare ora, Prodi ha risposto: «Avere una politica unica. Anche prima in Libia l’ immigrazione c’ era, ma era guidata, un fenomeno gestito. Adesso con le guerre in Siria e Libia ha creato paura, è diventata una tragedia».

di Brunella Bolloli

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