Così a Como i furbetti dei centri sociali fanno la rivoluzione sfruttando i profughi

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1474007761-newpress-malerba-550x367I no global mandano gli immigrati allo sbaraglio fingendo di stare dalla loro parte

C’è un sacco di gente che ci fa i soldi, sulle centinaia di disperati che arrivano a Como: qualcuno sottobanco, come passatori che, sotto il controllo di clan in odore di fondamentalismo, gestiscono gli espatri clandestini; qualcuno alla luce del sole, come l’azienda di Fino Mornasco che ha preso l’appalto pubblico per i pullman che una volta alla settimana, a spese del Viminale, riportano a Taranto una parte dei profughi accampati a Como, quelli che sono riusciti ad arrivare in Svizzera, sono stati acciuffati dagli elvetici, riconsegnati senza tanti complimenti agli italiani: è da questi portati a forza a Taranto, e c’è chi questo su e giù per l’Italia se lo è fatto già due o tre volte.

È come svuotare il mare col cucchiaio, da quando la Svizzera ha deciso di rimbalzare sul serio chi cerca di entrare in Canton Ticino la città lariana è diventata una discarica a cielo aperto di esseri umani. E su questo puntano a fare affari anche i rivoluzionari dei centri sociali; che non puntano a quattrini ma a proselitismo e visibilità, e che hanno fatto degli accampati di Como uno dei loro cavalli di battaglia: e ieri sera convincono i migranti a sfilare lungo la città, un corteo che parte alle otto di sera, con tutta la zona intorno alla stazione bloccata e blindata, nel timore di scontri come a Ventimiglia. E che invece fila via liscio anche perché i no global, che a Ventimiglia furono bravissimi a mandar gli immigrati allo sbaraglio qui ieri quasi non si fanno vedere, qualche decina in tutto, e quando cercano di dare ordini non vengono granché ascoltati.

«Morbidi, badiamo solo a protegger via Albricci» dice ai suoi uomini il funzionario che dirige l’ordine pubblico: perché da via Albricci si va verso il centro di accoglienza che è in via di ultimazione, e che da lunedì dovrebbe accogliere le centinaia di uomini e donne accampati da mesi davanti alla stazione, e che i No Border (nuova incarnazione della galassia No Tav, No Expo eccetera) vorrebbero distruggere prima ancora che venga inaugurata: e già questo dà la misura della follia della situazione, perché non si capisce quale alternativa abbiano questi sciagurati al passare l’inverno nelle tende lacere dei giardinetti davanti alla stazione. Invano la Croce Rossa ha tappezzato i giardinetti di volantini in cui spiega che non sarà un centro di detenzione né di deportazione, che si potrà uscire quando si vorrà. Niente da fare, il centro è per definizione un lager, meglio il degrado e l’orinatoio a cielo aperto di queste aiuole.

Quanto e come gli immigrati respinti dalla Svizzera si facciano far su dalla propaganda degli antagonisti lo si vedrà dopodomani, quando dovrebbe scattare il trasloco, ma è facile prevedere che molti non si faranno trovare, sedotti ed illusi dai compagni italiani che li fanno sfilare gridando «No borders», basta frontiere. Come se fosse anche lontanamente ipotizzabile che la Svizzera spalanchi le braccia per farli accomodare.

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