La ricerca scientifica: “Zucchero manda in tilt il cervello”

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1421932090-1384759932-cervelloLa ricerca dell’Università Cattolica: un eccesso di zucchero riduce la capacità delle cellule cerebrali staminali di fare il loro lavoro

Lo zucchero è pericoloso, e non solo per i diabetici. Ora i ricercatori della facoltà di Medicina e Chirurguia dell’Università del Sacro Cuore hanno scoperto che, con un’alta concentrazione di zucchero, le cellule staminali del cervello non riescono a riprodursi e quindi a fornire il necessario ricambio di neuroni.

Le cellule staminali cerebrali sono vitali per i meccanismi di apprendimento e memoria del nostro organismo. La ricerca, pubblicata sulla rivista online Cell Reports, sottolinea come una dieta ipocalorica (1500 calorie al giorn0) aumenta il numero di queste cellule staminali.

Lo studio, svolto dai gruppi di ricerca del dottor Giovambattista Pani (Patologia Generale) e del professor Claudio Grassi (Fisiologia Umana), in collaborazione con ricercatori dell’Istituto di Fisica, mostra che un eccesso di glucosio, svela dunque uno dei motivi per cui, come oggi largamente riconosciuto dalla comunità scientifica, una dieta scorretta e troppo ricca di zuccheri deteriora le performance cognitive. “Abbiano inizialmente esaminato – spiega Pani, ideatore dello studio – cosa avviene in provetta quando le cellule staminali neurali sono esposte a un eccesso di zucchero. Ebbene questa condizione sembra impedire alle staminali, normalmente presenti nell’ippocampo, sede della memoria, di autorinnovarsi. In sostanza, un eccesso di zucchero brucerebbe le riserve cellulari che servono al cervello per produrre nuovi neuroni. 

Infine il team di ricercatori ha cercato di confermare le osservazioni compiute in provetta in animali da esperimento mantenuti in regime di restrizione calorica (dieta ipocalorica) per un periodo di tempo di circa quattro settimane. In accordo con i risultati ottenuti in vitro, si è osservato che le cellule staminali nell’ippocampo di questi animali sono più numerose (indice di un più efficace autorinnovamento) rispetto a quelle presenti nel cervello di animali nutriti senza alcuna restrizione.

 

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